La mia notte degli Oscar

Di Fabio Morici

Il 24 gennaio, con l’annuncio delle nomination, è partita l’attesa per la notte degli Oscar. Come ogni anno la mia missione è riuscire a vedere tutti i film candidati nella sezione “miglior film”, prima della premiazione. (Che ci sarà il 26 febbraio, 89ª edizione… Devo dare anche qualche informazione in questo articolo). Una volta questo obiettivo era più facile, i film in nomination erano sempre cinque. Da qualche anno sono di più: da otto a dieci. Io ho già fatto il giro di boa, dei nove in lizza ho visto: Hell or High Water, Lion, Arrival, La La Land, Hacksaw Ridge. Tra questi, vincerebbe La La Land, che tra l’altro ha fatto record di nomination: 14. (Come lui solo Titanic e Eva contro Eva… Visto con quanta fluidità sciorino nozioni?). Ma ho l’impressione che il miglior film sia tra gli altri quattro: Fences, Moonlight, Hidden Figures, Manchester by the sea. Quest’ultimo è il più bello. (Adoro dare pareri su film che non ho visto).

A me gli Oscar piacciono. Li seguo da sempre. E sogno. Sono attore e  sceneggiatore, vedo gli Oscar come il Nobel. Sì, i premi non sono tutto. Sì, ci sono dietro logiche di mercato… Ma per favore! Ovvio che vincerne uno sarebbe la cosa più pazzesca al mondo. Nella mia mente ho immaginato centinaia di discorsi di ringraziamento. A volte faccio il simpatico e la prendo alla leggera, altre volte mi commuovo e non riesco a parlare, altre lancio un messaggio sociale importante, altre ancora lo dedico a tutti quelli che mi hanno sbattuto la porta in faccia nel corso degli anni. (Questa fantasia di solito mi dà molta soddisfazione. La consiglio). Quest’anno per entrare in nomination come attore avrei dovuto scalzare uno di questi cinque: Casey Affleck (Manchester by the Sea), Andrew Garfield (Hacksaw Ridge), Ryan Gosling (La La Land), Viggo Mortensen (Captain Fantastic), Denzel Washington (Fences). Non so, forse Andrew Garfield…

Il problema è che per entrare in nomination non mi basta fare un grande ruolo in un grande film. Perché agli Oscar partecipano solo quelli distribuiti nella Contea di Los Angeles nell’anno precedente all’assegnazione. Per lo più film americani e di grande distribuzione, dunque. Per gli altri c’è la categoria “Miglior film straniero”. Ma se sei solo nella categoria miglior film straniero, il film non entra anche nelle nomination specifiche, cioè miglior attore, regia, sceneggiatura, ecc. Dunque per un attore italiano entrare in nomination è praticamente impossibile. Devi fare un film bellissimo, un’interpretazione memorabile ed entrare nella grande distribuzione statunitense. Finora ci sono riusciti solo in nove, tra cui: Vittorio De Sica, Marcello Mastroianni, Giancarlo Giannini, Massimo Troisi e poi Anna Magnani, Sophia Loren e Roberto Benigni che lo hanno anche vinto. (Alla fine ne ho detti sette su nove, potevo direttamente metterli tutti, invece di scrivere “tra cui”). Dunque, la sfida è a dir poco ardua. In più, come se non fosse già abbastanza complicato, io sogno un primato ancora più impossibile: ottenere la nomination per lo stesso film sia come attore che come sceneggiatore. Ci sono riuscite pochissime persone al mondo. Per darvi un’idea della mole dell’impresa, vi dico i primi due: Charlie Chaplin, nel 1941, con Il grande dittatore e Orson Welles, nel 1942, con Quarto potere. Due nomi da poco, insomma. La cosa fantastica però è il terzo che ce l’ha fatta: Sylvester Stallone, nel 1977, con Rocky. (Sì, avete letto bene. Stona giusto un po’ dopo i primi due, lo so. Ma va detto che Rocky è un mito mondiale e Stallone si è scritto da solo quasi tutti i film che ha fatto). Poi ce ne sono stati pochi altri. Tipo un certo Woody Allen, nel 1978, con Io e Annie. Billy Bob Thornton, Lama tagliente; Matt Damon, Will Hunting. Tra le donne c’è Emma Thompson, con Ragione e sentimento. Ci sono anche ben due italiani nella lista: Massimo Troisi e Roberto Benigni, rispettivamente per il Il Postino e La vita è bella. Loro abbassano di molto le mie probabilità di riuscita: una cerchia così ristretta possibile che possa contenere addirittura tre italiani? Sì, certo, potrei appellarmi alla legge del “non c’è due senza tre”… (Ah, a proposito, è giunto il momento di dirvelo: dalla lista dei nove, avevo omesso Marisa Pavan e Valentina Cortese, in quanto decisamente meno famose degli altri).

Quindi, ricapitolando: per avere la mia notte degli Oscar da sogno devo scrivere un film grandioso, ricavarmi all’interno un ruolo indimenticabile, entrare nella grande distribuzione americana e sfidare le leggi della statistica. La vedo dura…  Ma è così che devono essere i sogni. Quasi irraggiungibili. Irraggiungibili, perché così ti possono guidare per tutta la vita. Quasi, perché ogni tanto ti deve sembrare di poterli toccare. Io ci sto lavorando. Dopotutto le cose insolite accadono. Jackie Chan, per dire, quello di Pallottole cinesi e Colpo grosso al drago rosso, quest’anno prende niente meno che l’Honorary Awards, l’Oscar alla carriera, un riconoscimento dato a nomi come Godard, Morricone, Kirk Douglas… A proposito di Oscar Onorario, chiudo dicendovi il mio preferito di sempre: quello ricevuto da Charlie Chaplin nel 1972. Ecco la motivazione: “Per l’incalcolabile effetto che ha avuto nel rendere le immagini in movimento la forma d’arte di questo secolo”. Praticamente l’Oscar per aver inventato il cinema. Ecco, così tanto forse non si può neanche sognare.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*