La sentinella dormiente

Edizioni Fotolibri Gubbio

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Un libro per il Cinema edizione 2019
sezione Editi

Al Festival

5 ottobre 2019

Biblioteca “Afra Ciscato” di Cartoceto (PU)

TRAMA

Non posso affermare che, se non fossi vissuto in un posto come Gubbio, non avrei mai scritto libri, tuttavia mi sento di poter escludere che avrei potuto narrare questa storia, abitando altrove. Non si tratta di opportunità editoriali, di raggiunta maturità espressiva. Nemmeno di ispirazione, se con questo termine si intende una scintilla emozionale, un sussulto intellettuale carpito tra le pieghe della storia di questa comunità. Conosco bene che le storie narrate, anche quelle spudoratamente fantasiose, subiscono sempre l’influenza del “genius loci”. Lo scrittore soffre, o almeno quasi tutti, di una specie di influsso metafisico, una particolare ascendenza territoriale che incanala l’ispirazione, conferendole una armonia subitanea con il proprio orizzonte, con la forma e la consistenza del reale, con la continuità del tempo presente. Niente di tutto questo. Ho scritto una storia d’amore perchè, a questo punto della vita, il mio cuore ne era pieno.
Quello che l’uomo propone, per il futuro, quasi sempre è noioso, già udito, ma quello che si ottiene frugando nel passato è miracoloso, perché è unico: è così che ho inventato una storia vera ed è tanto più vera perchè parla dell’amore. Tutto in questo libro parla d’amore e del proprio enigma: non tento nemmeno di spiegarlo ma solo di circoscriverlo per svellerlo, come una zolla di terra umida e studiarne con ansia l’unicità. Questo amore è il collante, la calce, l’intonaco con cui questa città è stata edificata e tuttavia mai come adesso, questi luoghi soffrono e languiscono per una sua carenza: una torre d’avorio trasformata in tugurio, con le accorte vedette costrette al ruolo di algidi becchini. Può sembrare zuccheroso, per i tempi che incombono, scrivere d’amore, coniugarlo, addirittura in varie declinazioni: sensuale, religioso, morale, ossessivo, Non di meno non ho inteso sottrarmi dal tentare, ovviamente condendolo con altrettanto odio e rancore. Questa narrazione assume l’aspetto di una tragedia umana proprio in quanto parla d’amore e del suo contrario, si riveste di solarità festose e di tenebrosi rovesci. In tutte le favole c’è sempre un lieto fine e anche qui, all’ultima riga dell’ultima pagina il mistero si dissolverà ed ognuno ci troverà, triste o lieto, quel che desidera. La storia è fin troppo banalenella sua crudeltà: un padre perde una figlia che non troverà mai più. Intessuta dentro questa storia ce n’è un’altra e, dentro a quest’ultima, un’altra ancora e così via in un gioco di rimandi che forma l’ordito e la trama del tessuto sfilacciato della vita. Da sempre scrivere dell’amore reca con sè un fardello di perchè, un carico di dubbi, un eccesso di forse. Il guaio dell’amore è che quello vero è sempre quello trascorso e non è mai quello atteso, con la certezza che domani giungerà. L’amore è solo quello di ieri, di oggi forse, ma mai quello di domani. Non c’è modo di sapere se domani l’amore arriverà o se quello di oggi durerà fino ad allora.
Questa condizione rende l’uomo per metà saggio e per l’altra metà quasi pazzo: per quanti sforzi faccia, la saggezza e la follia danzano senza posa attorno alla volontà, trasformandola in un vapore impalpabile, una specie di cortina fumogena che ora acceca, ora nasconde. Questa storia ricorda una zaffata di vapore sibilante, denso e compatto entro cui ritrovarsi o perdersi.