Aminata Fofana


SCRITTRICE

AL FESTIVAL IL

21 luglio 2017 – ilRoma

BIOGRAFIA

Aminata Fofana nasce durante la stagione del raccolto del miglio in un anno custodito solo nella memoria degli anziani, un piccolo villaggio dell’Africa. Discende da un’antica stirpe reale e trascorre la sua infanzia immersa nella vita tribale del suo piccolo villaggio fatto di capanne di fango fra numerosi matrigne, fratelli, sorelle, con guerrieri e pescatori, ascoltando i suoni dell’immensa foresta che la circonda.
Subito si distingue per il carattere particolare: forte, curiosa, ribelle, si mostra immediatamente diversa dalle altre bambine. Poi, una figura importante le segna profondamente la vita. E’ quella del nonno, principe e gran uomo di Jinnabé (magia bianca) designato sciamano della sua tribù da una antichissima profezia. Appena adolescente, Aminata lascia con la sua famiglia l’incontaminata vita del villaggio e si trasferisce per la prima volta a Kindia, una città alle porte della capitale Conakry, in Guinea. Qui, dopo aver affrontato i primi difficili adattamenti a quella nuova vita, fa un salto ancora più grande; lascia tutto indietro e si trasferisce da sola in Europa. A Roma inizia a fare la modella lavoro che la porta a Parigi e a Londra. E’ in questa ultima città che, accompagnando un suo amico in una sala di registrazione, scopre la sua voce ed incide l’album internazionale “The Greatest Dream” con la casa discografica Mercury di Londra. Durante la realizzazione di questo lavoro collaborano con lei importanti musicisti come Massive Attack e Fuggees di Wy Cleef e Creg Amstrong. Vive a Roma dove esplora nuovi campi d’espressione artistica che oggi si concretizzano con l’esordio del romanzo di magia: La luna che mi seguiva, pubblicato da Einaudi per la collana “Stile Libero”. Dopo il bestseller La luna che mi seguiva Aminata Fofana torna con un noir psicologico in una narrazione intensa e serrata da risvolti imprevedibili e cupi, capace di affondare le mani in quella violenza fisica e psicologica, spesso subita dalle donne, che come la culla di Giuda, antico strumento di tortura, le distrugge lentamente. Esistenze prigioniere di un atto brutale che intacca la mente, il corpo e il destino, non solamente di chi lo subisce, ma anche delle generazioni future, come una tragica eredità tramandata attraverso il corpo e lo spirito delle donne. Catturata dai ritmi e gli usi della città in cui vive, nell’anima di Aminata continuano a scorrere anche in sordina la voce, i colori e i canti rituali che la cullavano nella terra rossa della sua Africa.